arte, letteratura

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona”

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona” è uno dei versi più noti della Divina Commedia. È il verso 103 del canto V dell’Inferno, il cosiddetto canto di Paolo e Francesca.

“L’amore, che non permette a nessuna persona amata di non ricambiare”

[significato]

Siamo nel girone dei lussuriosi (2° girone) , cioè quei peccatori che durante la vita hanno perseguito la soddisfazione dei piaceri contro ogni regola, abbandonandosi alle passioni. Essi sono puniti da un vento senza sosta che li trascina lungo tutto il girone. Tra le anime peccatrici, Dante scorge due anime che procedono insieme e gli sembrano più leggere al vento che le colpisce. Si tratta di Paolo e Francesca; Francesca era figlia di Guido da Polenta, signore di Ravenna e sposa di Gianciotto Malatesta, signore di Rimini. La donna si innamorò però del cognato, Paolo Malatesta, e quando il marito li scoprì uccise entrambi.

gli amanti

Gli amanti è un dipinto di René Magritte del 1928, realizzato con la tecnica dell’olio su tela (54cm x 73cm). Dell’opera esistono due versioni, entrambe datate 1928. La prima attualmente è conservata presso la National Gallery of Australia, mentre la seconda si trova al MoMA di New York.

gli amanti

Il quadro raffigura due amanti che si baciano, con le teste coperte da un panno bianco, suscitando inquietudine e angoscia. La scena è completata da uno sfondo in contrasto con tonalità blu e dalla cornice che riveste la parete rossa. La composizione è equilibrata sia dal punto di vista geometrico che plastico, anche attraverso il rapporto che il pittore crea tra il rosso del muro e il rosso della camicia della donna. Tra le due figure quella più emblematica è la figura maschile: giacca scura, camicia bianca e cravatta, semplice e ordinata; un soggetto qualunque.

Magritte rappresenta di continuo individui anonimi, associabili ad una certa idea figurativa di borghesia, con il volto coperto, o addirittura senza volto, senza un’identità che li caratterizzi.

Il bacio è un dipinto olio su tela (180×180 cm) di Gustav Klimt, realizzato nel 1907/1908 e conservato nell’Österreichische Galerie Belvedere di Vienna.

il bacio

Al centro due amanti si stringono e si abbandonano ad un bacio intenso; la fanciulla è pienamente abbandonata, con gli occhi chiusi, mentre l’uomo stringe la testa dell’amata con delicatezza, protendendosi verso di lei in segno protettivo e di affetto. I due giovani innamorati, avvolti entrambi in lunghe tuniche che ne celano i corpi, sono inginocchiati su un piccolo rettangolo erboso.

Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV, è un dipinto a olio su tela (112×88 cm) del pittore italiano Francesco Hayez, realizzato nel 1859 e conservato alla Pinacoteca di Brera.

La scena, collocata in un contesto medievale, raffigura due giovani innamorati che si stanno baciando con grande passionalità. Per la travolgente carica emotiva, la raffinata scenografia, ed il forte valore civile, l’opera è considerata il manifesto dell’arte romantica italiana; per questo motivo riscosse un grande successo popolare, tanto che venne riprodotta da Hayez in altre tre copie, con piccole modifiche fra l’una e l’altra.

«In questo abbraccio e in questo bacio, l’osservatore presagisce il dolore per una partenza imminente e inevitabile: dopo l’addio struggente, la fanciulla resterà sola, carica di nostalgia, a cullarsi nella sua attesa malinconica, affranta per il timore di non rivedere mai più il suo amato»

– Giuseppe Nifosì
arte

IL DADAISMO

Il Dadaismo o Dada è un movimento culturale nato a Zurigo (Svizzera) che si è  sviluppato tra il 1916 e il 1920. Interessava le arti visive, la letteratura, il teatro e la grafica e incarnava la sua politica anti-bellica attraverso un rifiuto degli standard artistici. Gli artisti “dada” erano irrispettosi, stravaganti, provavano disgusto nei confronti delle usanze del passato; ricercavano la libertà di creatività per la quale utilizzavano tutti i materiali e le forme disponibili.

Le attività dada includevano manifestazioni pubbliche, dimostrazioni, pubblicazioni di periodici d’arte e letteratura. Le tematiche trattate spaziavano dall’arte alla politica. Il dadaismo nacque come protesta contro il barbarismo della Prima guerra mondiale. È stato un movimento internazionale che ha influenzato stili artistici e movimenti nati successivamente, come il surrealismo.

“un fenomeno che scoppia nella metà della crisi morale ed economica del dopoguerra, un salvatore, un mostro che avrebbe sparso spazzatura sul suo cammino. Un sistematico lavoro di distruzione e demoralizzazione… che alla fine non è diventato che un atto sacrilego.”

Secondo i dadaisti stessi, il dadaismo non era arte, era anti-arte; per ogni cosa che l’arte sosteneva, dada rappresentava l’opposto. La ragione e la logica avevano lasciato alla gente gli orrori della guerra, e l’unica via di salvezza era il rifiuto della logica per abbracciare l’anarchia e l’irrazionalità. 

Fontana

Fontana è un’opera ready-made (‘già fatto’) realizzata da Marcel Duchamp nel 1917. Non fu mai esposta al pubblico e andò perduta. Consiste in un comune orinatoio firmato “R. Mutt” e intitolato Fontana.

Duchamp

Marcel Duchamp, nato Marcel Villon (1887-1968), è stato un pittore, scultore e scacchista francese. Considerato fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo, nella sua lunga attività fu animatore del dadaismo e del surrealismo ed inoltre diede inizio all’arte concettuale, ideando il ready-made e l’assemblaggio.

Nel 1915 incontrò il fotografo e pittore statunitense Man Ray con cui strinse un’amicizia che durerà tutta la vita. L’anno successivo fondò la “Society of Independent Artists”. A partire dal 1923, Duchamp diradò la produzione artistica e per dieci anni si occupò quasi esclusivamente di scacchi.

Man Ray

Man Ray, nato Emmanuel Radnitzky (1890-1976), è stato un esponente statunitense del Dadaismo. Nel corso della sua vita è stato un pittore, un grafico, un fotografo e un autore di film d’avanguardia.

Duchamp nei panni di Rose Sélavy,
fotografato da Man Ray
arte

LA RAGAZZA COL TURBANTE

La Ragazza col turbante conosciuta anche come la Ragazza con l’orecchino di perla (“Meisje met de parel”) o la Monna Lisa olandese è un dipinto olio su tela (44,5×39 cm) di Jan Vermeer; risalente al 1665-1666 e conservato nella Mauritshuis dell’Aia. È uno dei dipinti più noti dell’artista, anche grazie a un romanzo e un film del 2003 di cui è stato oggeto.

Il dipinto raffigura una ragazza a mezzo busto di profilo con la testa ruotata verso lo spettatore, in favore della luce che proviene da sinistra. La ragazza indossa un mantello color rame e una camicietta bianca, oltre a un turbante fatto da una fascia azzurra che avvolge la testa e un drappo giallo annodato che pende dalla nuca fino alle spalle, terminando in frange azzurrine. Il volto della ragazza mostra una rara bellezza: labbra rosse carnose e dischiuse, naso sottile e dritto, occhi grandi e vivi. La luce delle pupille è richiamata dall’orecchino con una grossa perla, che brilla sulla penombra del collo. Il fondo scuro mette in risalto le zone di luce. Il colore è stato applicato con pennellate dense e uniformi, poco sfumate, tranne nell’incarnato e in alcune zone dove sono presenti piccoli punti.

il dipinto

L’orecchino con perla è di grandi dimensioni ed è a forma di goccia. Anche se la ragazza che lo indossa sembra di modeste condizioni. Questo gioiello era al tempo caratteristico delle dame aristocratiche dell’alta borghesia. Nel XVII secolo le perle erano una preziosa rarità: venivano importate dall’Estremo Oriente. A parere di alcuni studiosi la perla raffigurata nel dipinto non esiste in natura, infatti, si pensa che potrebbe trattarsi di un’imitazione in vetro soffiato di produzione veneziana.

l’orecchino

Jan Vermeer battezzato Johannes van der Meer (1632-1675) è stato un pittore olandese.

Della vita di Vermeer si conosce molto poco: il suo apprendistato cominciò nel 1647, presso Carel Fabritius. Il 29 dicembre 1653 divenne membro della Gilda di San Luca. Dai registri di questa associazione si sa che l’artista non era in grado di pagare la quota di ammissione, il che indica una difficoltà finanziaria. Successivamente la situazione migliorò: Pieter Van Ruijven, uno dei più ricchi cittadini, divenne il suo mecenate e acquistò numerosi suoi dipinti. Nel 1662 Vermeer venne eletto capo della Gilda. Nel 1672 a causa di una pesante crisi finanziaria, provocata dall’invasione francese, provocò un crollo delle richieste di beni di lusso come i dipinti e, di conseguenza, gli affari di Vermeer ne risentirono, costringendolo a chiedere dei prestiti.

Alla sua morte nel dicembre del 1675, Vermeer lasciò alla moglie e ai figli poco denaro e numerosi debiti.

Vermeer

Vermeer era in grado di ottenere colori trasparenti applicando sulle tele il colore a punti piccoli e ravvicinati, tecnica nota come pointillé. La sua tecnica punta ad una resa più vivida possibile, con effetti che egli ricerca con un interesse quasi scientifico, considerando il soggetto una sorta di espediente:

“Le pitture di Vermeer sono vere nature morte con esseri umani”.